noncecampo

Percorsi esperienziali
DIGITAL DETOX
di sollievo, scoperta e creatività, immersi nella natura

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Giancarlo Sabatti Fausti, arteterapeuta, educatore, performer, che da otre dieci anni lavora con il sollievo applicando linguaggi creativi al sostegno emotivo e psicologico di bambini e ragazzi che vivono un momento di difficoltà, creando protocolli e progetti in moltissimi ospedali, case famiglia ed associazioni di patologia in tutta Italia.
Nel 2020 la sua attenzione si è rivolta a tutti quei ragazzi che si sono smarriti nel mare del mondo virtuale ora presente nel percorso formativo e scolastico di ognuno di noi.
In questa intervista ci racconta le riflessioni che hanno portato alla nascita di NONCECAMPO.

Leggi l’intervista a Giancarlo Sabatti Fausti, ideatore del progetto

Si dice che l’assenza sia rivelatoria. Fuochi piccoli e fuochi grandi, in amore e nei sentimenti. Così vuole la tradizione quando racconta di questa parte emotiva di noi. Oggi, la domanda giusta è: Può esserlo anche per la tecnologia?

Negli ultimi anni l’accelerazione digitale ci ha catapultato in un mondo con capacita ben più grandi di noi.

abbiamo creato un Deus Ex Machina capace di essere ben più capace di occupare spazi, di quanto non lo siamo ne saremo mai in grado di riceverne noi.

Da “second life” in poi, da Facebook ad Instagram, i Social occupano un posto sempre maggiore nel nostro quotidiano.

Già prima del Covid l’età fragile dell’ infanzia e dell’ adolescenza, potevano perdersi per i boschi scuri del web, che ora sappiamo possono essere pieni di insidie, trappole. Predatori in agguato.

Da sempre la metafora del mondo digitale è stata la navigazione. A me piace di più quella del bosco. Perché lì rivedo più similitudini di quante non ne veda sul mare. Perché lì ho intravisto il guaio, e lì ho trovato il suo antidoto.

Dal Sexting al Cyberbullismo alla dipendenza da internet, catapultati nel mondo dei videogiochi con performance da serie A, giovani ed adulti spesso non riescono più a tracciare i confini tra il reale ed il virtuale.

E’ stato dimostrato che nessun essere umano sia in grado di sostenere la quantità di stress provocata dalla performance richiesta per sopravvivere alle tensioni che i social ci impongono. Il corto circuito diventa sistematico.

A questo punto, io credo che non ci sa più una distinzione netta, è reale quanto il resto, ciò che troviamo dentro gli schermi. Qualunque cosa ci attraversa, fa scaturire in noi emozioni vere, sentimenti veri.

Il mio percorso di domande e risposte su questo mondo sconfinato è cominciato nel 2013, portando in giro per le scuole medie italiane il progetto “Navigare Sicuri” di TIM e Telecom.
Già lì avevo intuito alcune cose su questa nuova forma di sofferenza ed i suoi possibili rimedi, che ho poi sviluppato in un percorso decennale presso il primo Camp di terapia ricreativa in Italia, per tutto ciò che , sotto la superficie, lavora dentro ognuno di noi.

Il sollievo, applicato a ciò di cui non conosciamo la causa, inizia a funzionare anche se ancora non abbiamo chiara la soluzione. A volte, è esso stesso la soluzione. Cosi come nelle parole del Buddha, la felicità è essa stessa il sentiero che conduce al trovarla. Ho fatto tornare in me ricordi ancora precedenti, degli anni tra IL 2006 e il 2009 passati in Asia, dove mi sono confrontato con insegnamenti e pratiche buddhiste, mentre lavoravo con i progetti di cooperazione internazionale nel settore “Education Development Program” dell’ UNDP, che ha fatto sgorgare in me l’ amore per la tutela dell ‘infanzia, e dei ogni periodo delicato della nostra umanità.

Sono giunto a trovare fragilità che sono parte di noi, e che ci accompagnano anche da grandi, finché non sciogliamo certi nodi in cui ci siamo incastrati. Come nelle immagini di quei documentari in cui animali marini, intrappolati in rifiuti plastici, se li portano dietro sviluppando capacita di sopravvivere “nonostante”, ma portando deformità e ferite indelebili, e un peso che rallenta il loro fluire.

Dall’acqua il paragone con il nostro fluire interiore. Da li l’esigenza di tagliare questi ostacoli, di rimuovere corpi estranei, ridare libertà.
Ho costruito giorno dopo giorno una capacità di immergermi, raggiungere questi nodi, e tagliarli, piano piano, con delicata costanza, tenacia, dedizione.

Poi nel 2020 è arrivato il covid.

Io per primo ne sono stato una grande vittima, lavorando nella comunicazione e con le persone , ed avendo progettato un viaggio epocale di mesi intorno al mondo per regalarmi i miei primi 40 anni.

Il malessere che ci deriva da questo periodo storico, ormai non più accadimento, ma vero componente sociale che ha accelerato e compiuto in noi una trasformazione, ha eliminato una parte di realtà dal mostro quotidiano. Quella fuori dal rettangolo dello schermo.
Non è che non siamo pronti. E’ che manca un pezzo. Ci manca un fattore: il ”Ghost in the Shell”, gli “SPIRITS” in “A MATERIAL WORLD”, il “componente umano nella macchina”. Per citare frasi famose sulla metafora.

NONCECAMPO è nato qui. In questo 2020. Da quasi 10 anni creo percorsi di campi avventurosi per adolescenti e ragazzi, nella natura. Ci unisco un lavoro di introspezione e un allenamento quasi militare sulla creatività. Comprendere che lì potevamo ritrovare il pezzo mancante è stato un’ intuizione derivata dall’ immediato senso di perdita di questo anno in cui non mi è stato possibile farlo. Più lungo Capire che la natura in sé non bastava, ci voleva un altro elemento . l’ ingranaggio che collegava i due mondi. Il sollievo.
NONCECAMPO racchiude in sé, già nel nome, molte metafore.

L’isola che non c’è?

Tutto inizia con un ritrovo. Non c’è un posto sempre uguale, perché NONCECAMPO è un’esperienza.
E’ composta da un tempo, uno spazio, e chi li abita; per poco o molto tempo.
E’ un pellegrinaggio o uno stare nelle cose, nel presente, nel tempo attivo . E’ una prova. C’è una piccola cassaforte. La nostra vita digitale verrà chiusa lì, per il tempo necessario a darle il giusto peso, quando tornerà nelle nostre mani. Ma anche per ritrovarla come il tesoro di un avventuriero. Per riguardarla come la meraviglia che è, senza lasciare che la brama ci divori. Perché nel percorso per raggiungere il forziere, abbiamo ritrovato valori ben più importanti su ciò fondarci.

Nella natura ascolteremo un ritmo di verso, lavoreremo su di noi, insieme e da soli, creeremo un percorso di appartenenza. Ci vediamo là.

NONCECAMPO. Riscopriti dentro, là fuori.

Per info e prenotazioni scrivete a info@noncecampo.it

Noncecampo è un progetto di Prof & Gianchi

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